Industrie culturali e creative

La cultura è un bene universale, fa parte del nostro vivere quotidiano, ci circonda, ci sfiora, ci ispira anche quando non ce ne accorgiamo. Non è costituita solo dalle conoscenze che apprendiamo negli istituti scolastici o in altre occasioni di studio, ma anche dalle notizie contenute nelle pubblicazioni che leggiamo, dai film che guardiamo, dagli eventi a cui partecipiamo, dal modo in cui vestiamo, ci atteggiamo, comunichiamo. E’ un bene che rappresenta la nostra identità, il nostro territorio, la qualità del nostro vivere quotidiano, fonte inesauribile e talmente consolidata che, come tutte le cose che ormai si danno per acquisite, spesso dimentichiamo di valorizzarla e proteggerla.

libro-verde1-150x129Il Libro Verde Le industrie culturali e creative, un potenziale da sfruttare, licenziato dalla Commissione europea nel 2010 e inserito nell’Agenda europea della cultura,  riassume una visione del fenomeno identificandolo come motore essenziale della vita economica e sociale dei paesi oltre che della loro identità ed espressione.

 Negli ultimi decenni il ritmo di  cambiamento del mondo è andato accelerandosi. Il rapido emergere di nuove tecnologie e la crescente globalizzazione hanno significato per l’Europa e le altre parti del mondo una svolta profonda, caratterizzata dall’abbandono di forme tradizionali di produzione industriale e dalla preminenza assunta dal settore dei servizi e dall’innovazione. Le fabbriche sono progressivamente sostituite da comunità creative, la cui materia prima è la capacità di immaginare, creare e innovare. (Le industrie culturali e creative, un potenziale da sfruttare)

Uno studio svolto da KEA – European Affairs per la Commissione Europea – nel 2006 e noto come Rapporto Jàn Figel 2006, dal nome del Commissario UE all’istruzione, cultura e multilinguismo delle attività culturali, classifica le industrie culturali e creative in settori a sé stanti.

classificazione industrie culturali e creativeLe industri culturali vengono separate  in due blocchi distinti:

– il primo è costituito dalle attività culturali ed è composto da visul arts, performing arts, heritage (biblioteche, archivi, musei, mostre, teatro, danza, circo, scultura, pittura e fotografia)

– il secondo è costituito dalle cultural industries (produzioni cinematografiche, radio televisive e dello spettacolo, produzioni video musicali e videogiochi, agenzie di stampa, editoria)

Il settore creativo (creative industries) invece, comprende un insieme di funzioni collegate in forme più o meno dirette alla produzione (design, architettura, pubblicità) oltre ad un composito insieme di attività connesse con l’industria dell’informazione e della comunicazione.

La differenza tra industrie culturali e creative è di fondamentale importanza. A differenza di quanto accade nell’industria culturale, in quella creativa il metro di valutazione combina elementi creativi con giudizi legati al mercato e alla capacità di produrre profitto.  Il rapporto tra cultura e creatività assomiglia a quello tra ricerca di base e ricerca applicata: nel primo caso si è liberi di affrontare i problemi più fantasiosi prescindendo in larga misura da qualsiasi questione di rilevanza pratica, mentre nel secondo caso sono proprio le istanze di  rilevanza  pratica  a  dettare l’agenda  della  ricerca  e le  relative  priorità. Pur essendo più redditizia in termini economici, la creatività avrebbe meno capacità di generare valore economico se non potesse attingere al vasto serbatoio della cultura. Nel contaminarsi vicendevolmente, creatività e cultura  arricchiscono la qualità della nostra vita e si pongono come meccanismi di successo in grado di riposizionare un Paese nel processo di internazionalizzazione e globalizzazione.

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