I fattori dello sviluppo economico del territorio

Richard Florida identifica in tre elementi – chiave i fattori che determinano lo sviluppo economico di un territorio: la tecnologia, il talento, la tolleranza. Un luogo deve possederle tutte e tre.

Le prime due, Tecnologia e Talento, risultano particolarmente correlate. Questo è stato dimostrato empiricamente da Florida utilizzando quattro indici:

  1. il Creative Index ( la concentrazione relativa della classe creativa in una data regione)
  2. il Talent Index (misurazione del capitale umano in termini di titolo di studio posseduto)
  3. l’Innovation Index (numero di brevetti in rapporto alla popolazione residente)
  4. lo High-Tech Index (che misura sia il volume sia la crescita dell’economia regionale in settori come il software, l’elettronica, la biomedica, i servizi di ingegneria)

In alcuni studi, come quello effettuato in Italia dallo stesso Florida in collaborazione con Irene Tinaglia, i cui risultati sono contenuti nella pubblicazione “L’Italia nell’era creativa” (2005), è stato inserito anche l’Indice di Connettività Higt-Tech, che va a misurare alcune importanti tecnologie di comunicazione e diffusione delle informazioni come l’Adsl e l’Umts.

Le correlazioni statistiche tra il Talent Index e i centri della classe creativa sono tra le più forti di tutte le variabili osservate e questo perché di solito la classe creativa possiede un alto livello di istruzione. Le correlazioni tra talento e regioni della classe operaia sono invece l’esatto contrario: negative e molto significative.
La presenza di un polo universitario importante può rappresentare un elemento critico per attrarre sul territorio talenti provenienti da altre città e altri paesi. Attrarre questi giovani è importante non solo e non tanto per le ricadute dirette ed immediate sull’economia di una città (alloggi, commercio, ecc.), ma soprattutto perché essi rappresentano delle finestre aperte sul mondo, delle fonti di nuove idee, nuove culture e un potenziale per lo sviluppo e l’attrazione di nuove imprese e attività economiche. Perché ciò avvenga è necessario che i poli universitari si inseriscano in una rete internazionale di sapere e conoscenza e di scambi continui tra studenti, ricercatori e docenti, aziende. (Florida-Tinaglia, L’Italia nell’era creativa, 2005). Sono risultati che non danno tanta sorpresa e sono facilmente spiegabili, ma ciò non significa che regioni ad alto livello di istruzione e di ricercatori siano anche centri competitivi a livello internazionale.

Risulta inoltre da evidenziare una serie di correlazioni positive tra presenza di classe creativa e capitale umano da un lato ed esistenza di infrastrutture tecnologiche di connettività dall’altro ( le città che offrono la possibilità di avere facile accesso ad avanzate tecnologie della comunicazione sono quelle in cui tendono a concentrarsi le persone che svolgono professioni creative e con maggior livello di capitale umano); tra Capitale Umano e Indice di Tecnologia sia complessivo sia con le sue singole componenti; tra presenza di ricercatori e presenza di industria High Tech.

Quello che risulta più interessante è l’esame del fattore Tolleranza, che viene misurato utilizzando tre indici diversi:

  1. il Melting Pot Index (che misura la correlazione tra il fattore immigrazione e il fattore presenza di industrie high-tech)
  2. il Gay Index (che misura la concentrazione di popolazione gay)
  3. il Bohemian Index (che censisce scrittori, disegnatori, musicisti, attori e registi, pittori e scultori, fotografi e ballerini)

Se il Melting Pot Index restituisce una correlazione incerta tra immigrati e presenza di industri high-tech, gli altri indici forniscono dati inequivocabili di alta correlazione tra le variabili messe a confronto: il Gay Index correla positivamente la presenza di comunità gay in regioni ad un settore higt-tech particolarmente attivo (questo non significa che sono le comunità gay a produrre innovazione e sviluppo economico, ma che in ambienti in cui la diversità di orientamento sessuale – componente fortemente discriminata che rappresenta l’ultima barriera della diversità nella nostra società – trova accettazione, la mentalità risulta più aperta ai cambiamenti e tollerante alle diversità: qualità essenziali per chi lavora nell’high-tech e per i creativi in generale); il Bohemian Index inoltre non risulta essere solo pronosticatore di sorprendente efficacia per quanto riguarda il settore high-tech, ma anche per quanto riguarda la crescita demografica e l’occupazione: le località con un vitale ambiente artistico e culturale sono anche quelle che evidenziano i migliori risultati nello sviluppo economico in generale.

Nella già citata indagine condotta in Italia nel 2005 da Florida e Tinaglia sono stati introdotti ulteriori sotto-indici molto interessanti:

  1. l’Indice di Diversità (Diversity Index), che rilevando anche il livello di varietà della popolazione basata sulla diversità delle provenienze e non solo l’incidenza della popolazione straniera risulta fornire maggiori elementi del Melting Pot Index;
  2. l’Indice di Integrazione (Integration Index), che è basato a sua volta su tre sotto-indicatori
    1. livello di istruzione della popolazione straniera residente
    2. percentuale di matrimoni misti tra cittadini italiani e stranieri
    3. incidenza e scolarizzazione dei bambini stranieri, una misura che rileva la propensione degli stranieri a creare contesti familiari sul territorio e a mandare i loro bambini alle scuole dell’obbligo.

L’interesse suscitato dagli studi di Florida ha fatto fiorire ricerche e studi sull’argomento a livello internazionale e ha portato alla costruzione di indici diversi, sia connessi alla creatività sia alla vita culturale e alla innovazione (l’Hong Kong Creativity Index, l’Euro Creativity Index, il Flemish Index, l’European Innovation Scoreboard 2007, ecc).

Il numero eccessivo di strumenti di misurazione ha però fatto emergere la necessità di individuare un metodo di lavoro unico per poter usufruire di elementi comparativi capaci di arricchire la ricerca dal punto di vista qualitativo (sociale, ambientale, culturale, dell’innovazione) e quantitativo (la dimensione economica del valore aggiunto e dell’occupazione prodotta), per valutare le eccellenze e le criticità dei territori in cui la ricerca ha luogo per poi compararli con altri. Lo strumento individuato per realizzare questo tipo di indagini potrebbe essere l’European Creativity Index , un indice costituito da 32 indicatori raggruppati in sei sub-indici:

  1. Variabili riferite al capitale umano
  2. Variabili riferite all’apertura e alla tolleranza
  3. Variabili riferite all’ambiente culturale
  4. Variabili riferite alla tecnologia
  5. Variabili riferite agli incentivi di regolazione del mercato della creazione
  6. Variabili riferite agli output della produzione culturale

È importante rilevare che l’indice, pur basandosi su indicatori già esistenti di creatività, innovazione e performance economiche, introduce indicatori più specifici in riferimento all’arte e alla cultura. Nel giustificare la necessità di un indice siffatto, i ricercatori Philip Kern e Jan Runge sostengono che “In questo periodi di crisi economica e sociale è richiesto un serio ripensamento per rendere la cultura più centrale per i decisori politici. Attraverso una diversa comprensione di quello che la cultura e la creatività rappresentano e attraverso un’attenta misurazione e valutazione dei loro impatti pratici sulla società (anche ammettendo che non tutto possa essere misurato) l’Europa può fare un passo in questa direzione”. (C/C Cultura & Creatività – Ricchezza per l’Emilia Romagna, Ervet, 2011)
Nella tabella che segue, i 32 indicatori dell’European Creativity Index raggruppati in sei sottoindici.

Un’ulteriore novità è rappresentata dalla ricerca “Economia della cultura e giovani. Dalle buone pratiche all’indice di creatività” coordinata da Annalisa Cicerchia per il Ministero della Gioventù, l’Anci, il Gai, nel 2011. È un lavoro che definisce un Indice Italiano di Creatività rispetto al quale verificare la maggiore o minore capacità delle città capoluogo di provincia italiane di esprimere condizioni favorevoli per lo sviluppo di talenti creativi. Secondo Annalisa Cicerchia “L’indice si fonda sull’ipotesi operativa secondo cui i talenti creativi hanno necessità di politiche mirate per le risorse umane, apertura e diversità culturale, un ambiente culturale ricco e stimolante, accesso alle ICT, un ambiente istituzionale attento e propositivo, una economia produttiva dove la componente creativa ha un ampio spazio”. (C/C Cultura & Creatività – Ricchezza per l’Emilia Romagna, Ervet, 2011)