10 suggerimenti per una comunicazione gentile

10 suggerimenti per una comunicazione gentile

C’è bisogno di educazione, per suscitare coscienza. C’è bisogno di gentilezza, per favorire empatia, amicizia, socievolezza.

Eppure, a Trieste non si è parlato di garbo, affabilità e cortesia, ma di hate speech, flaming, harassment, trickery, trolling, pratiche scorrette della vita online accettate tacitamente sulla base dell’assunto che il web debba essere un luogo in cui esprimersi liberamente.  Si giustifica come parte del gioco l’odio che si fissa sul significato delle parole, l’odio per come sono scritte, l’odio per chi le scrive, sottovalutando che online – così come succede offline – il silenzio e l’indifferenza giocano a favore delle worst practice.

Nel web tutto accade in modo velocissimo, il pensiero lento non è previsto. Le dita corrono spedite sulla tastiera. L’invio è solo un click fulmineo. Non si rilegge, non si contestualizza. Non si riflette su come un pensiero o una forma espressiva possano ferire gratuitamente. Via libera alla frustrazione, all’invidia, all’impotenza. La rete si trasforma nella vetrina delle fragilità.

Di fronte al fenomeno c’è chi aumenta la propria sensibilità e il proprio grado di attenzione sentendo l’esigenza di fare qualcosa concretamente. Così nasce Parole O_Stili, una due giorni di lavoro e confronto appena terminata  che ha raccolto professionisti dell’informazione, linguisti, docenti universitari, politici e personalità dello spettacolo per sensibilizzare a stili, principi e comportamenti della comunicazione non ostile.

L’obiettivo non è dei più facili da centrare: un corretto uso delle parole implica capacità di argomentazione, rispetto dell’interlocutore, abbandono di pratiche aggressive e denigratorie. Tuttavia non possiamo continuare a ignorare le conseguenze che le parole possono provocare e, mentre la dicotomia reale/virtuale sembra ormai annullarsi, nasce l’esigenza di immaginare un’educazione digitale per nativi e non che tenga conto della “frenesia” di farsi ascoltare, del delirio di onnipotenza di poter dire qualunque cosa e del potere, che la rete possiede, di amplificare, ricordare e distorcere qualsiasi messaggio. Purtroppo, che le parole siano importanti lo si scopre spesso troppo tardi, a tragedia avvenuta.

Il Manifesto della comunicazione non ostile raggruppa dieci punti su cui riflettere. Sono emersi grazie alla esperienza e alla sensibilità di chi in rete ci lavora, ma sono frutto anche del buon senso e di un tipo di educazione che rende possibile una positiva partecipazione alla vita sociale. Sostenere l’iniziativa è quello che possiamo fare per rendere il web un posto più bello dove stare.

 

 

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